Dove comincia la fine di un ragazzo, le sue domande nei mercati del mondo? Come si dice uno che parla tre lingue e va in giro a parlare, ucciso perché a qualcuno sembra strano? Se qualche soldo vale bene una spia, quale racconto sgombera il campo e torna la luce agli occhi?
Vorrei saperlo come fossi io sua madre, nella rovina che non gli cancella il volto, per le torture, e mai gli rallenta il cuore.
Il corpo morto di Giulio ucciso nel cuore d’Egitto parla ancora più forte, dice dei giorni di vita e di dolore, del tradimento consumato più volte, delle cose non dette e del terrore che dai regimi prende le democrazie.
Certo che un campo di fiori era bello, e meglio il grano di certe canzoni: ma uno stradone di asfalto, una stanza di interrogatori, le divise le intimidazioni, anche oggi non tolgono niente alla voce.
Anzi.
Questa storia parla di menzogne e mercati e nessun amico, della diplomazia che passa le brutte notizie e alza le mani, delle bugie che popolano i palazzi di vetro e ugualmente certe vie fatte di gente e fantasmi. Parla degli atti di un processo, delle registrazioni e delle accuse inventate. Dei finti colpevoli assassinati, dei documenti messi apposta. Di un vestito di donna e un corpo mezzo nudo. Del dolore familiare che prova a non piangere. Parla infine del potere accecato che toglie i colori alle cose, che perde il pensiero e senza guardare, riconosce solo il nero.
Giulio teneva un diario di pensieri da qualche parte, cose di oggi in mezzo tra quello che sapremo dire domani. E la nostalgia di quando non ti conoscevo. Appena ieri.
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Giulio Regeni- Tutto il male del mondo- Film/Doc-di Simone Manetti
