Il gioco del mondo

Nero Argentina

Ho visto la notte di Buenos Aires. Le avevano preso i colori, mentre la gente spariva e con essa la strada, i palazzi e poi i volti, uno dopo l’altro, come figure cancellate da una fotografia. Da un quadro. Da un ricordo passato per un incubo.

I colori che tornavano a poco a poco non vedevano i fantasmi. Non restituivano pace ai pensieri. Non c’erano i sogni di un tempo, solo voci, ombre e morsi sul tempo trascorso.

Il film è la testimonianza di una tragedia. Storia di una dittatura attraverso l’esperienza personale della prigionia, fatta di parole dette e mancate, di ordini e gesti. Di nomi con dentro la vita che di colpo è scomparsa. Del senso di colpa che diventa un racconto sotto giuramento, in un tribunale, a distanza di trent’anni. Fino al riconoscimento. Ai volti vivi che escono dalle ombre. Con gli anni trascorsi che diventano di colpo netti, distinti.

E poi.

Riecco la città. Di nuovo lei, che sembra uguale eppure più nitida. Con tutti i fantasmi uno per uno, il dolore e l’amore. E poi la colpa, ancora. La responsabilità. Il male con le sue fisionomie precise e distinte. Il corpo zuppo di sangue della storia, quello del protagonista e dei suoi compagni, le sensazioni, i luoghi. Le torture e gli stupri. Le minacce con e senza silenzio. I corpi delle vittime. Dei loro figli senza verità. Degli assassini.

Conosco quell’uomo

è lui

il mio carceriere

e gli altri

Ricordo tutti i loro soprannomi,

le loro facce.

Il medico.

L’aguzzino.

Il generale.

Ritorno a Buenos Aires- Marco Bechis- Film/ 2026