Il gioco del mondo

Un uomo e il mare

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E ora senza grammatica né tempo ogni canto di anziana, ogni musica di onde e paura, traverserà le notti dell’infanzia, dove sempre ci sarà una volta un uomo che si fece nulla, per sconfiggere i mostri, per accecarli e prendere il mare- perché di eterno non c’è che il mare. E la paura sarà svanita per bocca di nessuno.

Ecco dove si nascondono gli dei invisibili, con le storie a dipingerli per filo e per segno, identici e sempre più simili agli uomini. Sono nel buio, nel fondo buio del cuore umano, dove possono risplendere più semplici del giorno che incontra la notte nel giro del sole.

Ecco il dolore degli eroi.

E ora nel tempo immobile è rivelato il luogo dove sono i morti, tutti i morti, qui nell’incrocio di cielo e mare, nel segreto taciuto dove c’è solo il presente, fatto di terra e materia.

I monologhi cercano parole per dire il dolore, per raccontare il sangue e le donne seviziate. Servono frasi potenti che dicano il male per il male. Serve agire in nome di Dio e degli dei, per giustificare i massacri, con uno di loro al fianco degli assassini. Perché la città in fiamme supera tutti i tempi, illumina di fuoco sinistro le guerre del mondo e infuria la rabbia dei corpi sui corpi.

Dopo le stragi e la devastazione parole sacre di preghiere, di poesie e canti, suonano sulle strisce magenta che segnano i vicoli e le mura. Le rovine sono come intrise, dipinte sul fondo per non perdere l’alito, per non soccombere alla dimenticanza, dove ogni materia è un vetro che porta le orme di chi poco prima era vivo ancora.  

E se il fuoco dissolve gli uomini e la città, le sue scintille ovunque mi troveranno.

E l’inganno perfetto di legno e di parole non servirà.

E non avrò una sola notte libera dai fantasmi dei morti.

E vedrò tornarmi addosso nel buio il male compiuto dalla mia patria, con le armi e gli eserciti a fare il dolore che divorava il mondo.

E le cose di tutti, le tue per prime che mi eri nemico,

diventeranno mie.

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The Odyssey – Christopher Nolan – 2026/ Film