Casa gioco Kolkhoz

Perchè la parola amore ricorre nelle storie che si rifanno a chi scrive. E il cuore si muove nelle fila di rimorsi, nei conti da chiudere frase per frase. Cosi vive la politica e l’idea personale, leggera a prescindere su quel che succede nei dintorni del mondo e più lontano. Perchè una madre ricorre nel destino, e la famiglia e il filo che la tiene negli universi. Perchè una ragione ha un corpo e un pensiero, simile a un cordone ombelicale, trasmette filamenti di racconti. Muschio stellare di dna porta da un tempo all’altro il luogo che siamo, filtra le malinconie e la poesia peggiore, quello che vorremmo cancellare, la verità da diluire nelle acque degli oceani, indifferente che ci brucia gli occhi.

Per tutte le volte che ho sentito il silenzio

Per i dolci giochi sotto le coperte dell’infanzia

Per la mano che inverte gli anni e non molla la tua mano

Costa un viaggio a ritroso. Ha una strada ricondotta al cuore. Volente o no.

C’era la Russia e la Francia, la Georgia, la vergogna e la fuga, il dolore scritto sangue sul bianco. C’era la non fiction e il volto di chi scrive in primo piano, stagliato in una piccola foto a due colori. Ho chiuso la lettura all’ombra notturna, in mezzo a mille ragazzi stanchi, mossi dall’adrenalina per il viaggio, svegli con tutti gli occhi aperti. Poi arrivava l’alba in segno di pace, la custodiva un fantasma di carta.


Emmanuel Carrere- Kolchoz- Adelphi 2026- Romanzo