Io sono Aldo Moro

Il racconto efficace della realtà la guarda da più punti, attraversandola con i sensi dei suoi partecipanti. Con un modo attento apparirà una ricomposizione, un lavoro percettivo in grado di restituire i tratti di un accadimento: allora un fatto potrà rivivere come esperienza.

Per questo io sono Aldo Moro, sono Adriana Faranda e Francesco Cossiga, sono gli uomini della scorta del presidente, sono il papa e la moglie Nora, i suoi figli, sono persino il grigio uguale dei politici democristiani. Sono la solitudine di ciascuno dei personaggi, la partecipazione dei brigatisti e la loro esultanza, il dolore dei familiari, il bruciore dei proiettili sul corpo, la paura del prigioniero e la nevrosi dell’attesa. L’assenza di ogni ragione di fronte al nulla. 

L’esercizio è il filo del film, lavora sugli sguardi e sulle empatie di sei personaggi mettendo in corto il momento zero della repubblica, dove la vita e la morte si fronteggiano. Dunque si tace con le mani, sentendo le cose con la violenza e la prossimità, entrando nel mondo delle Br, della politica incomprensibile e del lutto, fino all’intimità che resta l’unico punto fermo nello smottamento del 1978. Fin quando sento il rinculo dei colpi, gli spari di festa contro il mare dopo la riuscita dell’operazione Fritz, le lacrime delle vittime e l’assurdo. Le parole prese a manciate, citate sul fondo, sono rimaste come appunti, parlano di questo. Provano una verità. Avevo già scritto della prima parte di quest’opera, ci ritorno perché il completamento è ancora più forte. Serve una vita per fare un film del genere.

Carissima Noretta.

Basta una parola perché tutto precipiti

Vuoi fare la fine degli eroi

Una trattativa significherebbe mostrarsi deboli

È tutto grottesco, è tutto sbagliato

La rivoluzione non ci sarà

Non voglio morire

Il tempo è scaduto

Se ci fosse luce sarebbe bellissimo

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Esterno notte- 2022- Marco Bellocchio- Film- Parte 2