Computer moon

L’esercizio della luna prende il corpo del futuro. Nel suo deserto silenzioso un uomo perduto, privo di peso, la cerca. I primi appunti sono diretti ad un satellite. Fuori dall’atmosfera, perdute le immagini, uso i suoni.

«Non ho neanche i nomi delle cose»

I Pink Floyd orfani mossero fino ai crateri, dalle rovine di Pompei, lasciando nel campo di ricordi un concetto-disco-monolite per superare la finitezza. Finirono in guerra. I Radiohead cancellarono il tempo lasciando la voce di Thom Yorke sulle macchinazioni di blues cerebrali. C’erano geometrie, dissonanze. Dimenticanze. Un registratore di svariate tecnologie ha il compito degli addii. 

«Ogni volta voleva guardare»

Dalla terra Jeff Buckley trascrisse quel che lei stessa chiese. Se venne il Mississippi, la memoria rimane. La ripetono la terra ad ogni primavera, ad ogni divieto i distillatori, nella luce riflessa. Nick Drake la vaneggiò e scomparve, lasciando un quadro e un viaggio sulla rampa di Ariosto, distorta per gli astri mondi. Resta dove Brecht ispirò i Doors e Bowie in una vetrata trasparente di bar. Dove la fine dell’esplosione di una stella, apparve.

Dal terzo millennio, i Flaming Lips colorano con le mani l’allucinazione con un numero di cocci infiniti. Nicholas Jaar riprende un segnale, uno sforzo dove regna il buio. La musica è un diario di solitudine. La voce di Karen-O riproduce una ragazza mai esistita; paradossale rompe il silenzio con un un artificio. Ecco la magnifica cosa nel cielo, vista o immaginata, di amor che muove il cielo e le altre stelle.

Tutto prova a toccare la fine.   

Songs

Pink floyd- Set the control from

Doors- Alabama Song

Flaming lips- Brother eye

Nicholas Jaar- Xerox

Bob Dylan/ Cat power – Moonshiner

David Bowie- Black Star

Film

Her- Spike Jonze

Illustrazione di Matthew Wong