Mi piace questo azzurro dai tanti raggi che mutano a seconda dell’umore, scivolosi di pioggia a un tempo e poi di risa, legati a un animale fantasma che si perde per le corsie di una spiaggia deserta, un furgone lungo un’ autostrada rotta nel vuoto, una pista nello zoo evacuato. Sembra la fine di un mondo lasciato solo, alla mercé di un saccheggio disperato, in fuga per una guerra, la peste o la probabilità di un’eruzione.
Mi piace fin dal tono che si apre e si chiude alla luce, scegliendosi un cuore medio-tempo, labbra che accelerano frenetiche per poi chiudersi, votarsi a un pianto o uno sberleffo, una preghiera o una rincorsa. Solo per apparare i costi di una solitudine di prima mano, un banco di mercato, un tiro che somiglia a un fiato inverno o a un riflesso puntato agli occhi.
C’è il fumo fuori dalle metropolitane, dalle fogne che si colmano fino a farsi fiume, accumulato di parole a perdere e lettere frantumate. Passano mezzi pubblici senza vetri e senza guida, quartieri di palazzi disabitati, rovine di stadi e grattacieli in cerca di popoli e genti. Il panorama è un cemento rotto di scale e androni. Dai sotterranei una radio gracchia parole di resistenza che sembrano canti.
Poi la voce, questa voce è un lapis che disegna un cartone. Che si mette in testa la luna, come fosse un solitario eroe, cercando un fuoco dove radunarsi mentre piovono gli spari, i colpi dal cielo, e non resta che aspettare, tenere vivi i pensieri. Che sia Napoli, Gaza o Nuova York, stanotte sempre passa, il nero poco alla volta schiara, diventa blu e di nuovo l’azzurro. E di colpo piove meno, s’intravede qualcuno.
Si tratta di uno
forse a quel tempo
che mi so scordato
tenevo la testa
non lo so
non mi ricordo
forse
manco ero nato
Guagliò…!
Bidonville- 24 Grana -La canzonetta 2026 / CD/LP
